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Un martedì di ottobre, sul regionale delle 8:17 per Venezia, Elio legge ad alta voce una frase che non gli apparteneva: "Eternamente tua, eternamente mio, eternamente nostri." È l'inizio di dodici anni con Margherita - gli anni leggeri del Portello 47, la camicia a quadri che lei odiava e amava allo stesso tempo, i pomeriggi a Venezia tra bacari e calli nascoste.
Poi, a trentun anni, la diagnosi che nessuno dei due si aspettava. Una malattia rara che cancella prima i ricordi recenti, poi tutto il resto. Elio impara a essere "quello del treno" - l'unica identità che, a volte, riesce ancora a raggiungere Margherita nella nebbia. Ogni mattina le scrive una lettera per non dimenticare al posto di entrambi, finché un mattino di febbraio, per un istante di grazia, lei ritrova la strada di casa quel tanto che basta per scrivere, con la sua stessa mano, la promessa che lo terrà legato a lei per sempre.
Eternamente Nostri è una storia d'amore che non si racconta come una tragedia, ma come una fedeltà silenziosa: quella di chi resta, anche quando l'altro non si ricorda più perché.