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La traduzione curata da Alessandro Monachello di "Gens et choses de Sicile" di Édouard Rod si colloca all’incrocio tra filologia, storia letteraria e riflessione teorica sulla prassi traduttiva come atto fondativo della comunicazione. Non si tratta soltanto di rendere accessibile un testo rimasto finora periferico nel panorama critico francese e italiano, ma di restituire il senso di un’opera che nasce dall’incontro tra due sensibilità, quella dello scrittore svizzero e l’altra del siciliano Giovanni Verga, e che testimonia la fortuna europea del Verismo. Rod, infatti, è il traduttore francese de I Malavoglia e queste pagine evidenziano l’importanza della conoscenza diretta dell’isola a tre punte come esperienza fondativa. Rod, tuttavia, non descrive la Sicilia come semplice scenario pittoresco ma la osserva nella sua concretezza sociale e simbolica, cercando di mettere in luce il legame profondo tra i Vinti e l’elaborazione artistica verghiana. In ciò risiede la peculiarità del testo: esso non è solo un reportage, ma un vero e proprio documento critico, che restituisce dall’interno la percezione di un Verga europeo, ponte tra il particolare e l’universale.