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E se il Caso, ogni tanto, decidesse di scrivere una storia?
Un attore trova casualmente un libro su una panchina. Quando incontra l'autore anni dopo, scopre che quella copia era proprio la sua.
Un romanzo pubblicato nel 1898 descrive una nave chiamata "Titan", gigantesca e considerata inaffondabile, che colpisce un iceberg durante una traversata dell'Atlantico. Quattordici anni dopo affonda il "Titanic".
Due fratelli separati alla nascita si ritrovano dopo quasi quarant'anni e scoprono di avere condotto vite sorprendentemente simili.
Un uomo viene coinvolto due volte in incidenti quasi identici.
Un padre e suo figlio muoiono a tredici anni di distanza, nello stesso giorno, diventando rispettivamente la prima e l'ultima vittima di uno stesso gigantesco progetto.
E poi c'è Richard Parker: un personaggio inventato da Edgar Allan Poe che, nel 1838, viene sacrificato e divorato dai compagni di naufragio. Quarantasei anni dopo, un vero Richard Parker viene ucciso e mangiato da altri naufraghi.
Sono soltanto coincidenze?
Probabilmente sì.
Ma alcune coincidenze sono così precise, improbabili e perfettamente costruite che sembrano uscite dalla penna di uno sceneggiatore.
Questo libro raccoglie dodici storie vere, o documentate nella loro sostanza, nelle quali persone, luoghi, date, nomi ed eventi si incastrano in modi difficili da immaginare e ancora più difficili da inventare.
Senza ricorrere al paranormale e senza trasformare il caso in destino, questo libro esplora quella sottile zona di confine in cui la probabilità incontra la percezione umana e la realtà comincia ad assomigliare alla fiction.
Perché forse la domanda più interessante non è se esista un disegno nascosto dietro queste storie.
È un'altra: quanto deve essere improbabile qualcosa prima che smettiamo di chiamarla semplicemente una coincidenza?