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Che cosa accade quando il teatro incontra la malattia di Parkinson?
Il volto può mostrare meno di ciò che la persona sente. La voce può faticare a raggiungere gli altri. Un gesto che prima nasceva spontaneamente può richiedere attenzione, preparazione e una direzione precisa.
Il teatro lavora proprio qui: tra l'intenzione e la sua possibilità di diventare visibile, udibile e condivisa.
VisoVoceMente esplora l'incontro tra Parkinson e pratica teatrale attraverso il volto, la voce, il respiro, il canto, il movimento, la memoria, l'emozione e la relazione con il gruppo.
Non è un manuale di esercizi e non presenta il teatro come una cura medica. È il libro del cosa e del perché: aiuta chi ama il teatro a comprendere la malattia e a riconoscere ciò che il lavoro teatrale può offrire come attività complementare, nel rispetto dei confini professionali.
Uno degli aspetti centrali è la progettazione del movimento. Quando gli automatismi diventano meno affidabili, ritmo, parola, sguardo, oggetti, spazio scenico, personaggio e presenza degli altri possono diventare appigli per organizzare l'azione. Non soluzioni miracolose, ma possibili strategie compensatorie da conoscere, sperimentare e consolidare.
Il cuore di VisoVoceMente non è lo spettacolo: sono le prove.
Le ore trascorse insieme, più volte alla settimana, permettono di ripetere, sbagliare, cercare strade differenti e costruire una continuità. Il palcoscenico può arrivare, ma non è obbligatorio: il teatro è già accaduto quando una persona ritrova una battuta, una voce trova un destinatario e un passo riceve una ragione per partire.
Il libro dedica uno spazio importante anche al teatro online, non considerato una copia impoverita della presenza, ma un ambiente con una propria grammatica: il primo piano del volto, l'ascolto della voce, i turni, il canto, la memoria e la possibilità di creare gruppi tra persone che vivono in città lontane.
Completano il volume le Charlas: racconti brevi, episodi, ironia, storia del teatro e scene nate dall'esperienza. Momenti in cui il libro smette di spiegare e lascia parlare il teatro.
È rivolto a:
Con una prefazione di Barbara Rossi.
Perché il teatro non chiede alla persona di nascondere ciò che è. Le offre uno spazio in cui esplorare ciò che può ancora esprimere, progettare e diventare.