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Zena, una ragazza di diciannove anni, vive a New York.
New York non dorme mai, ma certe notti sarebbe meglio lasciarla riposare. Zena avanzava nel dedalo di vicoli che serpeggiavano tra i palazzi di Brooklyn, il passo leggero, quasi impercettibile sull'asfalto bagnato. La pioggia era caduta da poco, lasciando nell'aria un odore metallico che si mescolava al fetore di benzina, muffa e spazzatura dimenticata. Ma non era quello ad averle fatto drizzare la pelle sulle braccia. C'era qualcosa nell'aria. Qualcosa di sbagliato.
Inspirò piano, lasciando che i suoi sensi facessero il resto. Il cuore le martellava nel petto, ma non per la paura. Era un segnale. Un campanello d'allarme che si accendeva solo quando il pericolo le sfiorava la pelle come un soffio gelido. Il sangue nelle sue vene - un miscuglio impossibile di eredità angelica e sete vampirica - vibrava con una consapevolezza che non apparteneva né ai vivi né ai morti. Qualcuno la stava osservando.
Il lampione sopra di lei sfarfallò per un istante prima di spegnersi del tutto. La strada sprofondò in una penombra irreale, un sudario d'ombra che inghiottiva ogni cosa. Solo il suono distante del traffico sulla strada principale rompeva il silenzio teso. Ma lì, nel cuore del vicolo, il tempo sembrava essersi fermato. Un brivido le corse lungo la spina dorsale.
Non era sola. Non si voltò subito. Mai voltarsi di scatto. Mai mostrarsi deboli. Chiunque fosse nascosto nell'ombra, la stava studiando, misurando il suo respiro, attendendo un errore. Socchiuse le labbra, lasciando che la sua lingua sfiorasse appena i canini, sentendoli leggermente più affilati. Era un avvertimento. Il suo corpo sapeva sempre prima di lei quando era il momento di combattere.
Poi lo sentì.
Un movimento. Lieve, ma inconfondibile. Un soffio d'aria spostata troppo velocemente per essere umano. Le dita di Zena si chiusero in un pugno nelle tasche del giubbotto di pelle, l'unghia del pollice scavò nel palmo, pungendola appena. Basta una goccia. Il sangue Nephilim scalpitava per la lotta. Quello vampirico sussurrava di attesa. Il sorriso le incurvò le labbra un istante prima di voltarsi.
La lotta stava per avere inizio.