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Per Giorgio Galli “la scienza politica, come tutte le scienze, deve essere non retrospettiva bensì previsionale”. Questo libro, scritto nel 2020 e quasi ultimato al momento della morte, ne offre una notevole testimonianza. Galli legge l’ondata populista non solo come effetto della crisi della democrazia rappresentativa, ma come una forma –contraddittoria e imperfetta – di critica al capitalismo globalizzato, le cui radici risalgono alla Russia e agli Stati Uniti dell’Ottocento. Negli ultimi decenni il potere politico degli Stati si è ridotto a vantaggio di quello economico delle multinazionali, “nei cui consigli di amministrazione si decidono i destini del pianeta”, mentre il quadro geopolitico è dominato dai grandi Continental States: Usa, Cina, Russia, India. Da qui la domanda che attraversa queste pagine: può la democrazia limitarsi alla sfera politica quando una parte crescente del potere reale si esercita altrove? La proposta di Galli è radicale: estendere il principio elettivo, almeno in parte, ai vertici dei grandi poteri economici, perché tornino a rispondere al consenso dei cittadini. A distanza di anni dalla scomparsa di Galli, mentre il populismo è diventato una presenza durevole nelle esperienze di governo e nuovi poteri tecnologici e geopolitici ridisegnano la sovranità, questa “storia interrotta” conserva intatta la sua attualità: dove si esercita oggi davvero il potere, e come può la democrazia tornare a controllarlo?
Dobar dan! Ja sam Libroamiko, vaš književni savjetnik.
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