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In questo testo si intrecciano le vicende di donne che, in epoche e contesti diversi del Novecento, scelgono di ribellarsi all’oppressione entrando nella clandestinità. Esploratrici, infermiere, artiste, madri, operaie, studentesse: donne “comuni” che, spinte da ideali politici, fede, senso di giustizia o dovere, diventano messaggere, sabotatrici, staffette, trasmettitrici radio e organizzatrici di reti di resistenza. La narrazione attraversa prigioni, campi di concentramento, fughe, missioni sotto copertura e territori occupati, mostrando vite vissute in equilibrio tra identità pubblica e segreta, tra coraggio e paura, lealtà e senso di colpa. Accanto all’azione, emerge la dimensione interiore: il peso dei segreti, il legame con gli affetti, la consapevolezza della morte e la difficoltà di tornare alla normalità. Nel loro insieme, queste storie compongono un affresco del Novecento visto attraverso lo sguardo femminile, rivelando una rete silenziosa e spesso dimenticata che ha contribuito in modo decisivo alla lotta contro dittature e ingiustizie, trasformando la vulnerabilità in forza e la paura in resistenza.